Cos’è l’Anagrafe Rapporti Finanziari

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Adempimenti fiscali

Anagrafe Rapporti Finanziari: cos’è e chi deve occuparsene

Se lavori in uno studio o gestisci un’azienda, il nome “Anagrafe dei Rapporti Finanziari” prima o poi lo incontri. Ma cos’è di preciso, e soprattutto: riguarda anche te? Vediamolo in modo semplice, senza tecnicismi inutili.

Di cosa si tratta, in parole semplici

L’Anagrafe dei Rapporti Finanziari è un archivio gestito dall’Agenzia delle Entrate che raccoglie i dati sui rapporti finanziari attivi in Italia: conti correnti, depositi, partecipazioni societarie, e altri rapporti simili. Serve principalmente per i controlli fiscali e antiriciclaggio.

Non è compilata dai cittadini, ma da chi gestisce questi rapporti per conto di altri: banche, ma anche società che detengono partecipazioni rilevanti (le Holding) e altri soggetti definiti dalla legge “operatori finanziari”.

Il riferimento normativo è l’articolo 7, sesto comma, del D.P.R. 605/1973, introdotto dall’articolo 37 del D.L. 223/2006 (convertito in Legge 248/2006). Le regole operative sono definite dai provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, l’ultimo dei quali datato 28 ottobre 2024.

Chi è obbligato a comunicare

Il caso più comune per uno studio professionale è la Holding: una società che detiene partecipazioni in altre aziende. Non tutte le Holding sono uguali dal punto di vista di questo obbligo:

  • Holding Pura — nata solo per detenere partecipazioni. È sempre obbligata, dalla costituzione.
  • Holding Mista — ha anche un’attività operativa vera e propria. È obbligata solo se le partecipazioni superano il 50% dell’attivo di bilancio (il cosiddetto Test di Prevalenza).
Se vuoi capire nel dettaglio come funziona il Test di Prevalenza e quando scatta l’obbligo per una Holding Mista, ne parliamo in modo approfondito in un altro articolo dedicato.

Cosa succede se non si comunica

La mancata comunicazione, o una comunicazione sbagliata, è sanzionata dall’Agenzia delle Entrate. Le regole sulle sanzioni sono state riviste dal Decreto Sanzioni (D.lgs. 87/2024), che ha modificato l’articolo 10 del D.lgs. 471/1997.

Le sanzioni si applicano non solo a chi omette la comunicazione, ma anche a chi la fa in modo incompleto o con dati sbagliati: per questo la classificazione corretta del rapporto è importante quanto il rispetto della scadenza.

Come si comunica, in pratica

Chi è obbligato deve seguire tre passaggi preliminari, una tantum, prima di poter inviare le comunicazioni vere e proprie:

  • Accreditamento al SID — il Sistema di Interscambio Dati, con attribuzione di un numero di accreditamento.
  • Iscrizione al REI — il Registro degli Indirizzi, serve una PEC e un responsabile della comunicazione.
  • Generazione dell’ambiente di sicurezza — i certificati di firma, da rinnovare ogni 3 anni.

Fatto questo, si passa alle comunicazioni periodiche vere e proprie: mensili per le variazioni, più un saldo annuale.

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