La mia Holding deve fare la comunicazione CRS e FATCA?

4 Giugno 2026

La mia Holding deve fare la comunicazione CRS e FATCA? Facciamo chiarezza (partendo dai controlli dell’Agenzia)

“La mia holding è obbligata al CRS e al FATCA?”. È questa la domanda che sta rimbalzando negli studi professionali dopo che l’Agenzia delle Entrate (Direzione Grandi Contribuenti) ha iniziato a inviare questionari mirati alle società di partecipazione.

L’Agenzia sta chiedendo spiegazioni proprio a quelle holding che, per eccessiva prudenza, hanno inviato una “comunicazione vuota” (CRS703). Il messaggio del Fisco è un paradosso solo apparente: se non sei un’istituzione finanziaria, non solo non devi comunicare i dati dei soci esteri, ma non devi nemmeno inviare il file vuoto.

Vediamo come distinguere gli obblighi e come muoversi correttamente tra le due normative.

1. Il filtro principale: la Holding è un’Istituzione Finanziaria?

Sia per il CRS (Common Reporting Standard – OCSE) che per il FATCA (accordo Italia-USA), l’obbligo scatta solo se la Holding rientra nella definizione di Istituzione Finanziaria (FI).

2. CRS e FATCA: gemelli, ma non troppo

Sebbene i due adempimenti vengano spesso citati insieme, presentano differenze sostanziali che il questionario dell’Agenzia mette a nudo:

3. Il “tranello” dell’Anagrafe dei Rapporti

Molti utenti del nostro software CORA cadono in errore perché pensano che gli obblighi siano collegati:

  1. Anagrafe Rapporti (Nazionale): Obbligatoria per quasi tutte le holding (test di prevalenza art. 162-bis TUIR). Si comunica al fisco italiano l’esistenza di finanziamenti e partecipazioni.
  2. CRS/FATCA (Internazionale): Obbligatoria solo per le holding che si qualificano come Entità di Investimento. Si comunicano i dati di soci esteri o con legami USA.

Ricorda: Essere obbligati a inviare i dati all’Anagrafe nazionale con CORA non implica automaticamente l’obbligo CRS o FATCA. Sono requisiti differenti.

4. Cosa fare se ricevi il questionario dell’Agenzia?

L’Agenzia sta scrivendo a chi ha inviato file CRS703 (vuoti) pur essendo, sulla carta, una holding industriale. Se hai ricevuto la lettera:

Rettifica: Se hai sbagliato a comunicare, l’Agenzia ti invita a cancellarti dalla sezione FATCA/CRS del REI e a comunicare la modifica del tuo status alle banche presso cui detieni i conti

Analizza la tua natura: Sei una holding industriale o d’investimento?

Relazione logico-giuridica: Devi rispondere entro 15 giorni spiegando il percorso che ti ha portato (correttamente o erroneamente) a qualificarti come FI.

5. Come decidere cosa fare?

Prima di procedere con l’invio di giugno, segui questo schema logico:

Come può aiutarti StarSoluzioni

In StarSoluzioni abbiamo sviluppato strumenti specifici per ogni esigenza, distinguendo nettamente i vari adempimenti:

Generazione certificati SID: come crearli e rinnovarli

4 Giugno 2026

Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2026

I certificati di firma sono il primo requisito per inviare le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate attraverso il SID. In questa guida trovi cosa sono, come si generano e si rinnovano passo passo, gli errori più frequenti e come fare se preferisci affidarli a noi.

1. Cosa sono i certificati SID e a cosa servono

I certificati SID sono la firma elettronica che l’Agenzia delle Entrate richiede per inviare in modo sicuro le comunicazioni obbligatorie attraverso il SID, il sistema di scambio dati di Sogei. Servono a identificare con certezza chi invia i dati e a garantire che non vengano alterati lungo il percorso: senza certificati validi, nessuna comunicazione può partire. Sono gli stessi certificati dell’ambiente di sicurezza usato per Entratel e Fisconline.

Sono necessari per ogni adempimento che passa dal SID, a cominciare dalla comunicazione all’Anagrafe dei Rapporti finanziari, la più diffusa tra i nostri clienti. Li utilizzano sia gli intermediari finanziari che gestiscono le comunicazioni in proprio, sia i commercialisti e le holding che le inviano per conto dei propri assistiti.

Il punto che genera più errori: ogni soggetto obbligato deve avere i propri certificati, cioè la propria firma digitale. Una holding tenuta alla comunicazione deve possedere i certificati intestati a sé. Il commercialista o l’intermediario che invia la comunicazione per conto del cliente non può firmarla con i propri certificati Entratel: deve usare quelli del soggetto obbligato. Confondere le due cose è una delle cause più frequenti di comunicazioni scartate.

2. I tre adempimenti del soggetto obbligato

Per poter comunicare con il SID, ogni soggetto obbligato deve avere tre cose in regola.

I certificati possono essere generati solo dopo che la richiesta di accreditamento al SID è stata approvata.

Trovi la procedura completa per tutti e tre nella nostra pagina dedicata all’abilitazione al SID. Qui ci concentriamo sul terzo: come si generano e si rinnovano i certificati.

3. Come si generano, passo passo

I certificati si creano con l’applicazione gratuita Generazione Certificati, scaricabile dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. La procedura è la stessa per la prima creazione e per il rinnovo, con un passaggio in più se stai rinnovando.

Se stai rinnovando (certificati già esistenti)

Dopo 3 anni dalla generazione i certificati scadono ed è necessario revocare il vecchio ambiente di sicurezza prima di generare quello nuovo.

Accedere all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, sezione «Il tuo profilo» e selezionare «Sicurezza e privacy».

Area riservata – Il tuo profilo, Sicurezza e privacy

Nella sezione Gestione certificati cliccare su «Ripristina ambiente di sicurezza».

Gestione certificati – Ripristina ambiente di sicurezza

Inserire i seguenti dati:

Entrambi i numeri si trovano nei documenti di richiesta di abilitazione ai servizi telematici.

Per PIN di revoca si intende il PIN generato durante la precedente creazione dei certificati.

Se i dati inseriti sono corretti, comparirà il messaggio «Ambiente di sicurezza revocato correttamente».

A questo punto sarà possibile procedere nuovamente alla generazione dei certificati.

Ripristina ambiente di sicurezza – form inserimento dati

1. Configura l’applicazione

Avvia Generazione Certificati e vai su File → Configura. Indica se usi Fisconline o Entratel, poi scegli due cartelle sul tuo computer: una per i file di lavoro (es. C:\ambiente) e una per i certificati (es. C:\certificato). Vanno bene anche cartelle su una chiavetta USB.

2. Inserisci i dati e genera l’ambiente

Vai su Genera ambiente → Imposta ambiente → Inserisci dati utente. Compila i campi: codice PIN, codice fiscale della società, un PIN di revoca a tua scelta (15-20 caratteri, conservalo: ti servirà fra 3 anni per il rinnovo) e una password di protezione. Clicca Genera ambiente: viene creato il file req.ccc.

3. Invia la richiesta all’Agenzia

Qui cambia a seconda di come accedi:

4. Scarica e importa i certificati

Scarica la ricevuta (file certf.in) e salvala nella cartella di ricezione. Torna nell’applicazione, vai su Genera ambiente → Importa certificati, indica i percorsi e la password di protezione. A fine procedura troverai i tre file che compongono il certificato: UTEC.P12, UTEF.P12 e UTENTE.KS.

Come richiedere il PIN della società

Le vecchie lettere cartacee dell’Agenzia non esistono più: il PIN va richiesto online, dalla pagina di registrazione a Fisconline, spuntando “Società”. Se il rappresentante accede con SPID, può generare il PIN direttamente da lì. Vedi la nostra guida sull’accesso con SPID all’Agenzia delle Entrate.

4. Validità e scadenza

I certificati di firma hanno una validità di 3 anni dalla data di generazione. È cura del soggetto obbligato verificarne la scadenza per tempo e procedere al rinnovo. Dal 2023 i certificati devono rispettare i nuovi standard di sicurezza dell’Agenzia, con chiave a 4096 bit: i certificati più vecchi vanno rigenerati anche se non ancora scaduti.

5. Gli errori più comuni e come risolverli

Il certificato non si scarica in automatico

È l’inconveniente più comune: al momento dello scarico compare una schermata di errore e i certificati non vengono importati. Il file della richiesta (req.ccc) è già stato creato nella tua cartella di lavoro, quindi basta completare l’invio a mano: accedi a Fisco Online, carica il file req.ccc con la funzione di invio file, attendi la ricevuta (che trovi in Profilo Utente → Credenziali di sicurezza, non nella sezione Ricevute), scaricala come certf.in e importala nell’applicazione.

Errore in fase di invio della richiesta di certificato

Si consiglia di effettuare le seguenti verifiche:

Non riesci a risolvere?

Se la procedura continua a bloccarsi, scrivi all’assistenza all’indirizzo assistenza@starinfostudio.it, oppure affida tutto a noi con il servizio FacciamoNoi (qui sotto).

6. A cosa servono: i programmi che li usano

I certificati che hai generato sono la firma per tutte le comunicazioni che passano dal SID. Ogni adempimento ha il suo software, e tutti si appoggiano agli stessi certificati: una volta creati, li carichi nel programma che ti serve, che li controlla e ti avvisa quando si avvicina la scadenza.