Persone politicamente esposte (PEP): chi sono e come gestirle nell’adeguata verifica
9 Maggio 2026
Quando in studio arriva un nuovo cliente e, compilando il questionario antiriciclaggio, spunta la casella “ricopro o ho ricoperto una carica pubblica rilevante”, il professionista sa che da quel momento la pratica cambia peso. Le persone politicamente esposte — in gergo PEP — non sono clienti da rifiutare, ma nemmeno da trattare come gli altri. Il D.Lgs. 231/2007, come modificato dal D.Lgs. 90/2017 e dai successivi interventi di recepimento delle direttive europee, impone infatti un regime di adeguata verifica rafforzata che incide sull’istruttoria, sulla profondità dei controlli e sulla conservazione documentale.
In questo articolo vediamo chi rientra nella definizione, quali obblighi pratici scattano per lo studio professionale e quali errori ricorrenti è meglio evitare. Se non hai ancora letto l’inquadramento generale, ti consiglio di partire dalla nostra guida all’adeguata verifica della clientela, dove trovi la cornice entro cui il tema PEP si colloca.
Chi sono le persone politicamente esposte
La definizione non è quella intuitiva del “politico famoso”. L’art. 1, comma 2, lettera dd) del D.Lgs. 231/2007 elenca in modo tassativo le cariche che attribuiscono lo status di PEP. Rientrano, fra gli altri, i capi di Stato e di governo, i ministri e vice-ministri, i parlamentari nazionali ed europei, i membri degli organi direttivi dei partiti politici, i giudici delle alte corti, i membri delle corti dei conti, gli ambasciatori, gli ufficiali di grado elevato delle forze armate, i componenti degli organi di amministrazione delle imprese pubbliche, i direttori e vicedirettori di organizzazioni internazionali.
A livello italiano, l’elenco si estende anche a presidenti di regione, assessori regionali, sindaci di capoluogo di provincia o città metropolitana, presidenti e membri dei consigli di amministrazione di enti pubblici e società partecipate dallo Stato o dalle regioni sopra certe soglie dimensionali. È un perimetro ampio, e la tentazione di liquidare il cliente con un “tanto non è un ministro” porta spesso a classificazioni sbagliate.
Familiari e soggetti legati da stretti rapporti
Qui sta il punto che in studio genera più confusione. La normativa non si ferma al titolare della carica: estende gli obblighi rafforzati a una cerchia definita di soggetti collegati. Sono considerati familiari della PEP il coniuge o la persona legata in unione civile o convivenza di fatto, i figli e i loro coniugi o partner, i genitori.
I soggetti legati da stretti legami comprendono invece le persone fisiche che detengono insieme alla PEP la titolarità effettiva di enti giuridici o che intrattengono con essa stretti rapporti d’affari, nonché chiunque sia unico titolare effettivo di enti costituiti di fatto a beneficio della PEP. Significa che se il cliente dello studio è la moglie di un parlamentare, oppure è socio al 50% di una società che ha come altro socio un assessore regionale, scattano comunque gli obblighi rafforzati.
Cosa comporta l’adeguata verifica rafforzata
Lo status di PEP fa scattare automaticamente il livello più alto di verifica previsto dall’art. 24 del decreto. Gli adempimenti operativi si sommano a quelli ordinari e prevedono:
- l’autorizzazione preventiva del titolare effettivo dell’attività, di un suo delegato o di un soggetto in posizione apicale prima di instaurare il rapporto o eseguire la prestazione;
- l’adozione di misure adeguate per stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi impiegati nel rapporto o nell’operazione;
- il monitoraggio rafforzato e continuo del rapporto, con frequenza e profondità superiori rispetto al cliente ordinario;
- la conservazione della documentazione e delle evidenze raccolte secondo le regole generali dell’art. 31.
Il punto dell’autorizzazione è quello più trascurato nei piccoli studi individuali, dove il titolare è anche l’unico che istruisce la pratica. In quel caso l’autorizzazione coincide con la decisione del professionista stesso, ma va comunque tracciata per iscritto nel fascicolo: una nota datata, firmata, che dia atto della valutazione e dell’esito positivo.
Per quanto tempo una persona resta PEP
Lo status non si esaurisce con la fine del mandato. La normativa prevede che, quando la persona cessa dalla carica rilevante, gli obblighi rafforzati continuino ad applicarsi per un periodo di almeno dodici mesi, prorogabile sulla base di una valutazione del rischio residuo. In pratica, se il cliente è stato ministro fino a sei mesi fa, è ancora PEP a tutti gli effetti. Se ha cessato da due anni, il professionista deve comunque fare una valutazione motivata del rischio prima di declassare la posizione a cliente ordinario, e anche questa valutazione va messa nel fascicolo.
Per i familiari e i soggetti legati da stretti rapporti, il collegamento cessa quando viene meno il presupposto (fine del rapporto di coniugio, scioglimento della società comune, eccetera), ma anche qui vale la regola dei dodici mesi di monitoraggio prudenziale.
Come gestire le PEP in studio: il flusso operativo
La gestione concreta, spogliata dal gergo normativo, si riduce a una sequenza abbastanza ordinata. All’ingresso del cliente, il questionario di onboarding deve contenere una sezione specifica sulle cariche pubbliche ricoperte dal cliente stesso, dai suoi familiari e dai soci d’affari rilevanti. Le domande vanno poste in modo esplicito: affidarsi alla spontanea dichiarazione del cliente è un errore, perché molti non si percepiscono come PEP anche quando lo sono.
Una volta raccolta la dichiarazione, è buona prassi eseguire una verifica incrociata sulle banche dati disponibili (elenchi ufficiali, stampa, visure societarie per intercettare partecipazioni in società pubbliche). Non serve un’indagine investigativa, ma una ricerca ragionevole, documentata con gli screenshot o le stampe delle consultazioni effettuate.
Accertato lo status, il fascicolo deve contenere l’autorizzazione interna, la ricostruzione dell’origine dei fondi e del patrimonio (dichiarazioni fiscali, documentazione bancaria, atti notarili coerenti con il tenore dichiarato) e un piano di monitoraggio con la cadenza dei controlli successivi. Un software antiriciclaggio serio aiuta a tenere insieme questi pezzi senza che ogni revisione diventi un’archeologia.
Errori ricorrenti nella prassi professionale
Gli inciampi più frequenti che vediamo nei controlli ispettivi e nelle segnalazioni degli organismi di autoregolamentazione sono sempre gli stessi. Il primo è la classificazione superficiale: si considera PEP solo il “politico nazionale di peso”, ignorando assessori, amministratori di società partecipate e dirigenti di enti locali rilevanti. Il secondo è la dimenticanza dei familiari: il cliente non è PEP, quindi nessuno controlla se la moglie o il figlio lo siano.
Il terzo errore riguarda la documentazione dell’origine dei fondi, spesso liquidata con un generico “redditi da lavoro autonomo” senza allegare le dichiarazioni effettive o altri elementi di riscontro. Il quarto è l’assenza del monitoraggio continuativo: il fascicolo viene aperto in modo impeccabile e poi dimenticato per anni, finché un’operazione anomala costringe a ricostruire tutto in fretta. Il quinto, infine, è la cessazione automatica dello status al termine del mandato, senza la valutazione motivata del rischio residuo.
Il ruolo di un software dedicato
Gestire le PEP a mano, su carta o con fogli Excel, è tecnicamente possibile ma operativamente fragile. Le scadenze di monitoraggio sfuggono, le revisioni periodiche si perdono, i fascicoli si frammentano fra computer diversi. Un gestionale antiriciclaggio pensato per commercialisti permette di classificare il cliente PEP al momento dell’onboarding, di attivare automaticamente il profilo di rischio alto, di pianificare i controlli successivi e di conservare le evidenze in modo ordinato e consultabile nel tempo. In caso di ispezione, la differenza fra un fascicolo strutturato e una cartella disordinata si misura in ore di lavoro e in credibilità davanti all’autorità.
Sintesi
Le persone politicamente esposte non sono clienti da evitare, ma da trattare con un livello di attenzione superiore. La definizione è più ampia di quella intuitiva e comprende familiari e soggetti legati da stretti rapporti. Scattano obblighi di autorizzazione preventiva, verifica dell’origine dei fondi, monitoraggio continuativo e conservazione documentale. Lo status permane almeno dodici mesi dopo la cessazione della carica, e la declassificazione richiede una valutazione motivata. Gli errori ricorrenti — classificazione superficiale, dimenticanza dei familiari, documentazione generica, monitoraggio assente — sono tutti prevenibili con un flusso di lavoro strutturato e un software dedicato.
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ARCO — per professionisti e operatori non finanziari: commercialisti, consulenti del lavoro, notai, avvocati, revisori legali, agenti immobiliari e studi professionali. Fascicolo cliente digitale, valutazione del rischio guidata, gestione del titolare effettivo, archivio unico e conservazione decennale conforme al D.Lgs. 231/2007.
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